Il dolore è come il postino, suona sempre due volte.
Nel mio caso è un postino suonato, un postino suonato che suona una terza volta anche vent’anni dopo. Com'è che diciamo in questi casi? "Sono un po' esaurito?" Sai invece io come direi in questi casi, fratello? "Sono un po' all'inizio, è il me morto che è esaurito." No, io piango solo e sempre quando sto per cambiare pelle, quando sto per evadere, quando credo di essere sul punto di morire che, puntualmente, corrisponde al punto di rinascere. E ieri il postino ha suonato per la terza volta. Mi ha consegnato un pacco di dolori vecchi, e se n'è andato. Che vuol dire "dolori vecchi"? Che il postino del dolore suona subito, e poi ripassa. Quella è la volta che piangi sul serio. La prima è d'obbligo: muore tua madre, perdi un figlio in un incidente, hai una malattia o vieni licenziato. Il postino suona, ti consegna il pacco. Chiudi la porta, lo apri, piangi. Sembra finita lì. Invece non è neppure cominciata. O meglio: quello è il primo movimento della sinfonia che porterà, magari dopo qualche anno di musica, al gran finale.
Il dolore è sempre una grandissima scoperta. Molti malati stanno ascoltandomi in questo momento, e sanno di che cosa parlo. Solo grazie (si fa per dire, passatemela) solo "grazie" a un tumore, per esempio, hanno scoperto di avere un corpo. Prima, avere un pancreas, o un cervello sano, o un fegato, due polmoni, era acquisito come un diritto. Non so, come l'articolo 18? Di più, (visto i giochini che ci stanno facendo sopra) come la Costituzione in generale? (Anche quella la vedo messa male) Di più, come guardare gli alberi. E' naturale che tu guardi gli alberi, o il mare. Così naturale che, pur guardandoli, non ti accorgi della loro esistenza, ossìa che essi (alberi, mare, ) SONO, e sono fatti per te. Passa una petroliera e scarica in mare una lunga, terribile onda nera. Solo ora tu cominci ad avere percezione del mare, solo ora: perché lo stai perdendo. Con la malattia è uguale. Così con i lutti. I tuoi genitori se ne vanno, tua moglie o il tuo ragazzo muoiono. All’inizio è un dolore fulgente come una stella. Una stella nera. Poi ricominci a vivere "senza". Ricominci a guardare il cielo stellato, con un buco nero, che sai, ma ancora non sai quanto lo sai.
Infine il postino ritorna: è la consegna dell’atto finale. Di colpo il firmamento è un buio. Lo sapevi già di non avere più tuo padre, o tua moglie, o tuo figlio; e come se lo sapevi! Anche di aver perduto l’amore di quella donna lo sapevi da due anni: lei è viva, ma non ti vuole più, e tu stai già con un'altra. E invece il postino ritorna, consegna il pacco di lacrime vecchie, esce. Lo apri, sai già tutto stavolta, invece qui, ora, dopo magari qualche anno dall'evento, lo fai tuo, completamente, ineluttabilmente, e scoppi in un pianto disperato, irrefrenabile, infinito. E’ proprio il tuo corpo che piange, tu non puoi farci niente, puoi solo assecondarlo, lasciarti trascinare come un tronco da questo fiume in piena. Questo, che ti sembra il tuo punto di morte, la tua notte più orribile è invece l’annunzio dell'alba, il punto di fuga della vita, la rinascita, la liberazione.
Beh, così, per la cronaca di uno zombie, per me è stato ieri. Ho pianto alcune vostre lettere e una ragazza che suonava il piano. Ho pianto la morte di mia madre che, nelle ultime ore, parlava come una bambina e le sembrava di stare aspettando il treno che da Napoli la portava, a sei anni, alla spiaggia di Torre del Greco. E da quella stanza sul Tevere per malati terminali credeva di essere davanti al mare di Napoli. Ho pianto per voi, ho pianto per me, ho pianto per Gerusalemme. Ho pianto coi nervi urlanti, scoperti come sono solo i dolori primari, e non quelli inutili che ci creiamo per sopravvivere. Ho pianto per le due torri, per Israele senza pace, per te che mi scrivi "Non lasciarmi" e io che ti vorrei gridare "Non lasciarmi tu", viso che non conosco, labbra di cui non so il suono. Ho pianto tutti i bimbi senza padre, tutti gli animali abbandonati, tutti gli sguardi innocenti della terra. Non so che mi ha preso, ma non ero esaurito, né impaurito, né stanco. Non avevo difese, questo sì, perché ho accettato da tempo di non averne di false. Non esistono difese alla vita e alla morte, sono palle.
La vita e la morte fanno di noi quello che vogliono, l'unica carta che possiamo giocare è stabilire che cosa noi vogliamo dalla vita e dalla morte. E questo io l'ho già scelto da bambino. Tutta la luce e tutto il buio che potessi sopportare! E allora devi accogliere e devi reggere. Accogliere e reggere, solo questo puoi fare. E la felicità e il dolore ti porteranno su e giù come gli oceani le navi. E il dolore t'insegnerà ogni volta a contenere ancora più oceano, e il tuo pianto non lo tratterrà, lo restituirà, finché sarai parte di un unico respiro e imparerai a raccordarti col fiato lungo delle maree. E' qui che credi di morire. Perché resistere alla morte non serve a nulla. A niente servono i lifting, le bugie, i colpi di testa, i viaggi del miracolo. A niente serve resistere se non impari anche a assecondare. "E come si impara questo Jack?" Non lo so, accogliendo il dolore degli altri, per me è così. La mia bussola siete solo voi. Chi soffre più di me (e c'è sempre, purtroppo) lui è il mio medico. Gli altri. Tutto quello che ho (e non è poco) l'ho sempre ricavato per sottrazione, guardando chi aveva molto di meno. Solo questo è l'amore che torna: l'amore che dai.
SOGNA RAGAZZO SOGNA
Roberto Vechioni
E ti diranno parole rosse come il sangue, nere come la notte;
ma non è vero, ragazzo, che la ragione sta sempre col più forte:
io conosco poeti che spostano i fiumi con il pensiero,
e naviganti infiniti che sanno parlare con il cielo.
Chiudi gli occhi, ragazzo, e credi solo a quel che vedi dentro;
stringi i pugni, ragazzo, non lasciargliela vinta neanche un momento;
copri l'amore, ragazzo, ma non nasconderlo sotto il mantello:
a volte passa qualcuno, a volte c'è qualcuno che deve vederlo.
Sogna, ragazzo, sogna quando sale il vento nelle vie del cuore,
quando un uomo vive per le sue parole o non vive più;
sogna, ragazzo, sogna, non lasciarlo solo contro questo mondo,
non lasciarlo andare, sogna fino in fondo, fallo pure tu ...
Sogna, ragazzo, sogna quando cala il vento ma non è finita,
quando muore un uomo per la stessa vita che sognavi tu;
sogna, ragazzo, sogna, non cambiare un verso della tua canzone
non lasciare un treno fermo alla stazione, non fermarti tu ...
Lasciali dire che al mondo quelli come te perderanno sempre:
perchè hai già vinto, lo giuro, e non ti possono fare più niente;
passa ogni tanto la mano su un viso di donna, passaci le dita:
nessun regno è più grande di questa piccola cosa che è la vita.
E la vita è così forte che attraversa i muri per farsi vedere;
la vita è così vera che sembra impossibile doverla lasciare
la vita è così grande che quando sarai sul punto di morire,
pianterai un ulivo, convinto ancora di vederlo fiorire
Sogna, ragazzo, sogna, quando lei si volta, quando lei non torna.
quando il solo passo che fermava il cuore non lo senti più:
sogna, ragazzo, sogna, passeranno i giorni, passerà l'amore,
passeran le notti, finirà il dolore, sarai sempre tu.
Sogna, ragazzo, sogna, piccolo ragazzo nella mia memoria.
tante volte tanti dentro questa storia: non vi conto più;
sogna, ragazzo, sogna, ti ho lasciato un foglio sulla scrivania.
manca solo un verso a quella poesia, puoi finirla tu.

Cambio del Template che più o meno sta a significare che ci saranno parecchi cambiamenti qui dentro...

....forse....
A volte capita di tornare nella mia vecchia casa e di sentirne la nostalgia, nostalgia dell'intensità di sentimenti che provavo, nostalgia della potenza che le mie parole avevano su di me...
Nella mia vita è cambiato qualcosa, sono cambiati i ritmi e il lavoro mi ha portato a staccarmi da tutto.
Ormai seguo dei ritmi biologici elementari:
Casa-Lavoro-Casa-Altrove-Casa-Lavoro
Il giorno e la notte non si scambiano più, almeno fino a quando non ho il turno di notte.
Rileggendo ricordo della decisione che mi stava sul collo, a,b o c...ebbene per chi si ricorda la decisione presa fu A, ed è una decisione che prosegue ancora oggi, ma questo era giusto per un refresh, per il resto non ne parlerò MAI più.
Si avvicina il Natale e quest'anno le sento forte e chiaro, come sento forte e chiaro il fatto che dovrò lavorare anche per le feste comandate...
Ma non è di questo che volevo scrivere...Ho iniziato con in mente una frase precisa...
"E un'altra volta è notte e suono...non so nemmeno io per che motivo forse perchè son vivo e voglio in questo modo dire Sono[...]l'eco si è smorzato appena delle risate fatte con gli amici dei brindisi felici in cui ciascuno chiude la sua pena in cui ciascuno non è come adesso da solo con se stesso a dir "Dove ho mancato? Dov'è stato" a dir "Dove ho sbagliato?"
Una frase di un grande poeta italiano (si apre il nuovo concorso delle citazioni)che racchiude ogni mio pensiero di questa notte.
Io non suono ma scrivo, e ogni volta che scrivo mi sento Viva, "voglio in qualche modo dire Sono", questo volevo allora e questo voglio adesso.
Questa notte l'ho passata ad organizzare il cenone del 31, pensare al menù, se può piacere a tutti o altro, pensavo ad un amico che quando ha visto la lista degli invitati se n'è andato stizzito dicendo che nn veniva perchè "siete tutte coppie", pensavo ad un'altra persona che vorrei invitare ma che mi sento frenata dal farlo perchè so che si metterebbe in silenzio da una parte a compatirsi e nn mi va...insomma vorrei che quest'anno, ALMENO quest'anno potessi arrivare a mezzanotte senza piangere/sentirmi in colpa/voler scomparire.
Non so perchè per me ogni fottuto capodanno coincide con un picco di depressione, esattamente alle 0:01 io per un qualsiasi motivo idiota scoppio in lacrime, e ogni anno mi ripropongo "no quest'anno no!" invece c'è sempre qualcosa che mi distrugge tutto.
Più penso alla depressione più mi viene in mente il fatto che è una malattia che si combatte, si nasconde ma non si annulla mai del tutto, prima o poi si ripresenterà, busserà alla mia porta e io gli aprirò.
Mi viene in mente un amico che ha deciso per la cura drastica, psicofarmaci, ma che nn fa niente per nascondere il suo stato, più che dirgli che deve trovarsi un angolino per essere depresso, per essere autodistruttivo come ho fatto io per queste pagine e che poi, chiuso quello niente deve uscire, beh nn so che farci, e sinceramente mi fa anche un po' incazzare.
Credo, da laica della psicologia, che ci siano due tipi di depressi:
1-quelli che vogliono combatterla
2-quelli che vogliono essere compatiti
Io appartengo al primo tipo, anche se da queste pagine sembra che ci stia bene a sguazzare nel mio brodo di acido assicuro che nn è così, lui appartiene al secondo tipo, e io queste persone nn le capisco...
Non è piacevole guardarsi le vene e sentire il bisogno di vedere il sangue al di fuori di esse, non è piacevole sentirsi una stretta allo stomaco che ti impedisce fare tutto e aver paura anche ad uscire di casa perchè sai benissimo che una parte di te ti porterebbe alla distruzione della tua persona...
Non riesco a capirlo lo giuro...
E come faccio di solito se una cosa non la capisco mi ci incazzo e tendo ad isolarlo, lo allontano da me e so che nn è giusto ma penso "cavolo se ce l'ho fatta io perchè lui nn ce la dovrebbe fare?", ma lasciarlo solo nn è il modo giusto di spronarlo.
Io credo che lui appartenga alla grande maggioranza delle persone che credono che una relazione stabile porti felicità, ma com'è stato dimostrato dal mio passato una relazione, per quanto intensa possa essere non è sempre sintomo di felicità, puoi star bene con l'altro ma nn con te stessa, si scambia la felicità con una spalla che può farti compagnia ma troppo spesso non è così.
Parlando di relazioni passate mi viene in mente l'ultima, nn recrimino niente a lui, come ho detto, non era il momento per nessuno dei due, è un capitolo ormai scritto della mia vita e ci ripenso con un sorriso, lui era lì, avevo la mia spalla eppure piangevo da sola, lui poteva essere superman nonostante questo io avrei voluto morire ad ogni respiro, quella è una buca nera, un pozzo profondo reale, nel quale mi sono affogata da sola, e da sola ne sono venuta fuori, remandomi contro, il mio pozzo ha distrutto me e tutto quello che mi circondava ma ho sputo ricostruire tutto da zero, come sempre, il cristallo si è spezzato e io l'ho rincollato, le crepe sono rimaste ma creco di restaurarle ogni giorno.
Perchè si vuol star bene in quel pozzo...e soprattutto perchè se ne esce magicamente dopo un bacio rubato, per poi ributtarcisi a capofitto quando ci si accorge che la persona con la quale speravamo di poter passare la vita ci ha fanculizzato?
Quella io non la considero depressione....è frustrazione sessuale...
Ragazzi meno seghe e scopare di più, anche così atleticamente saltando da un letto all'altro, vi salverà dalla depressione!
Per lo meno aveva salvato lui.
Io mi sono salvata da sola...sarà perchè io nn amo saltellare?
Silenzio....
Vedi il tuo riflesso nello specchio?
